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SALGAREDA - IL BORGO “POLVERIERA” di RENZO TOFFOLI

Pubblicata il 28/12/2022

TRATTO DALLA RIVISTA INPIAZZA

Un elemento importante per la struttura logistica di approvvigionamento dei materiali da trasportare in prima linea durante la Grande Guerra, furono le ferrovie Decauville. Si trattava di un sistema ferroviario facilmente trasferibile, ideato nel 1872 dall’ingegnere francese Paul Decauville, il cui binario era formato da elementi prefabbricati che potevano essere montati e smontati velocemente. Il traino dei piccoli vagoni a due assi era assicurato da una piccola locomotiva, ma, all’occorrenza, poteva essere sostituita anche da cavalli, asini o buoi. Tutta la prima linea di ambo i fronti, sia sul Carso sia sul Piave, era servita da numerose Decauville.
Dalle consultazioni effettuate presso il Kriegsarchiv - Österreichisches Staatsarchiv di Vienna, abbiamo trovato diversi schizzi a lapis che gli ufficiali austroungarici incaricati di approntare queste ferrovie disegnarono nel territorio tra Ponte di Piave, Salgareda e Noventa. Desideriamo ricordarne uno in particolare, perché in seguito a quel conflitto mondiale diede il nome ad una borgata del nostro paese. La linea ferroviaria che prendiamo in esame partiva dall’argine del Piave, in asse con il palazzo Gradenigo-Rubini (che venne a trovarsi in zona golenale dopo l’arretramento dell’argine del Piave nella prima metà dell’Ottocento) e, seguendo l’itinerario che abbiamo tracciato nella mappa a margine, attraversando un discreto percorso campestre, dopo aver incrociato via Bosco, oltrepassato l’attuale via Roma, terminava nel piccolo borgo di case all’inizio di via Callunga. Tra questo gruppo di case, allora meno numeroso di quelle attuali, era situato un deposito munizioni di prima linea, comunemente chiamato dagli abitanti “la polveriera”. La Decauville in questione entrava dalla stradina che da via Callunga conduce all’abitazione della famiglia Castagnotto; dopo pochi metri, sulla sinistra, su un piccolo appezzamento di terreno, ora proprietà della famiglia Spinazzè, si trovava il deposito, le cui munizioni erano collocate in baracche e ricoveri di fortuna. Nel dopoguerra quel gruppo di case (che poi si arricchì di altri edifici e di diverse baracche, come possiamo vedere nella foto) venne sempre ricordato come il “Borgo Polveriera”. Infatti, quando ad un abitante di quella borgata veniva chiesto dove abitasse, non rispondeva mai: “In via Callunga”, ma sempre: “In Polveriera”.
Negli anni Ottanta del secolo scorso, la strada progettata per la nuova lottizzazione del terreno compreso tra la chiesa e via Callunga venne nominata “via Spolveriera”. Forse con questo termine l’amministrazione comunale del tempo voleva ricordare il vicino colmello. Non lo sappiamo. Tale denominazione, però, mai udita prima di allora, destò non poca meraviglia e disappunto tra i vecchi abitanti della borgata che continuarono sempre a considerarsi: abitanti della “Polveriera”.
Renzo Toffoli
Foto n 1: Decauville austroungarica. Si notino i vagoni a due assi e la piccola locomotiva che, all’occorrenza, poteva essere sostituita da cavalli o buoi.
Foto n 2: Il tragitto, tratteggiato in rosso della linea ferroviaria Decauville, che dall’argine del Piave, attraversate via Bosco e via Talponada (ora via Roma), si immetteva in via Callunga.
Foto n 3: La foto, scattata negli anni Trenta del secolo scorso, riprende quasi tutte le case e le baracche del “borgo Polveriera”.
nr. 1: la casa della famiglia Serafin, ora Spinazzé;
nr. 2: la casa della famiglia Castagnotto;
nr. 3: la casa della famiglia Borin, ora Magoga;
nr. 4: la baracca di Maria Malisani;
nr. 5: seminascosta (si vede solo il tetto) della baracca della famiglia Scardellato;
nr. 6: la casa della famiglia Battello, ora Tonetto;
nr. 7: la casa di Teresina Lusa, costruita solo a metà, l’altra metà dove abitava la sorella Irma, verrà costruita negli anni Cinquanta; l’edificio, ora acquistato da Paolo Cardin, è adibito a magazzino di biciclette;
nr. 8: la baracca della famiglia Perino;
nr. 9: la casa di Giovanni e Filomena De Nadai, ora Paolo Cardin;
nr.10: la casa della famiglia Bellinaso, ora Buoro;
nr.11: la baracca delle famiglie di Giuseppe e Giovanni Manfré
nr.12: la casa della famiglia Carrer, poi profondamente modificata negli anni Sessanta dalla famiglia Nardin, ora demolita per lasciar posto alla costruzione di quattro nuove villette.
Da questo elenco dei vecchi e nuovi proprietari delle case del borgo “Polveriera”, possiamo evincere che solo l’abitazione della famiglia Castagnotto, da allora sino ad oggi, ha mantenuto la stessa proprietà. Tutte le altre o sono state demolite (le baracche) o hanno cambiato proprietà.


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Allegato 21 Il borgo Polveriera.jpg 5.44 MB

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